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BEDONIA
Bedonia posta al fondo di una verdeggiante conca, ai piedi del Monte Pelpi (m. 1480), dista 78 km da Parma, capoluogo di provincia. E' inserita nella Comunità Montana ovest, nel lembo di territorio confinante con la Liguria di levante.
E' meta di villeggiatura di buon livello, grazie alla bellezza e varietà di del paesaggio, alla capacità ricettiva, all'impiantistica sportiva e alla comodità dei servizi turistici, commerciali, assistenziali e sanitari.
Il territorio comunale 167,83 km2 e occupa buona parte delle alte valli del Taro e del Ceno, i due fiumi che nascono dagli imponenti fianchi del Monte Penna (m. 1735), una delle vette più alte dell'Appennino Ligure-Emiliano, insieme ai monti Maggiorasca (m. 1799), Nero (m. 1752), Tomarlo (m. 1602).
Il capoluogo di comune, Bedonia, è conosciuto come "Pieve di Bedonia". La suggestiva cittadina è caratterizzata da una serie di fabbricati situati a ridosso del torrente Pelpirana che, 2 Km a valle, confluisce nel Taro in prossimità della località Borio. I fabbricati risentono dell'influenza della vicina Liguria. Lo stile edilizio, la modulazione cromatica fatta di colori chiari e sfumati, tipici dell'entroterra ligure, sono difficilmente riscontrabili nel resto del paesaggio Appennino Parmense.

Il comune di Bedonia confina con i comuni di Bardi a nord, Compiano a est, Tornolo a sud (compresi nella provincia di Parma), Ferriere (in provincia di Piacenza), e Santo Stefano D'Aveto (in provincia di Genova) a nord-ovest e comprende numerose frazioni e nuclei abitati. I centri più conosciuti sono Piane di Carniglia, Carniglia, Caneso, Cavignaga, Montarsiccio, Alpe, Setterone, Strepito in Val-Taro; Nociveglia, Ponteceno, Casaleto, Illica, Cornolo, Masanti, Scopolo, Calice, Molino dell'Anzola, Drusco, Selvosa, Chiesiola, Tomba, Volpara, Casalporino, Romezzano, Spora in Val-Ceno.
L'escursione altimetrica dei centri abitati spazia dai 500 metri, sul livello del mare, del capoluogo ai 1000 metri di Romezzano.
La popolazione complessiva di Bedonia è di circa 3725 abitanti (dato aggiornato al 12 luglio 2007).

L'economia del paese ha risentito, negli ultimi anni, dei problemi derivanti dalla difficile situazione dell'agricoltura montana. Per farvi fronte, l'amministrazione comunale si è posta tra gli obbiettivi principali quello di rilanciare produzioni agricole di natura biologica, legandole allo sviluppo del turismo e alla valorizzazione dell'ambiente.
Altre attività importanti che concorrono allo sviluppo economico del territorio e sono rappresentate dalla produzione di mobili d'arte e dalla lavorazione delle famose pietre d'arenaria di Pieve di Carniglia, effettuata artigianalmente da due piccole aziende a conduzione familiare, che si sono tramandate il mestiere di padre in figlio e da un'azienda di maggiori dimensioni (vi lavorano più di trenta dipendenti), in cui la lavorazione della pietra viene eseguita industrialmente, e i prodotti esportati in tutto il mondo. Molto importanti sotto il profilo occupazionale sono le industrie ceramiche, Fincuoghi, le lavorazioni di motorini elettrici, la Taroglass (vetri e cristalli), la Norda-Lynx, acque minerali, il Caseificio per la produzione di Parmigiano-Reggiano.
Nel 2002 è stato istituito l'Ufficio Turistico Comprensoriale "Alta Val Taro", che raggruppa i comuni limitrofi di
Bedonia, Compiano, Tornolo e dal 2007 si è aggiunto anche i comuni di Borgo Val di Taro e Albareto, il cui compito è quello di organizzare e curare le manifestazioni durante tutto l'anno. Recentemente è stata ricostruita l'associazione Pro-Loco, notevole l'impiego di manodopera dell'istituto Valsana, dotato di posti per residenza di anziani, di pazienti post-traumatizzati e attrezzato con laboratorio di fisioterapia, diagnosi e cure varie. Un notevole apporto ai servizi sociali è dato dal volontariato del soccorso (C. R. I., Guardia Medica, trasporto infermi, A.V.I.S.) e dal Centro Socio Ricreativo Bedoniese.

Lo stemma comunale presenta - al centro - una colonna di colore azzurro sormontata da una corona a tre punte, intorno alla quale si arrampica un ramo di edera verde. Ai lati, in verticale, si riconosce la scritta Concordia res parvae cresciunt (le piccole cose crescono nella concordia). Lo scudo è contornato da una banda con colori giallo e blu alternati.


CENNI STORICI

Toponimo: le notizie riguardo la provenienza del nome di Bedonia, risultano essere veramente esigue. Alcuni studiosi identificano il nome con l'antica "Bitunia", cittadina di cui si ha notizia a partire dall'XI secolo, posta sotto la giurisdizione del Comune di Piacenza, e citata nella Tavola Alimentare di Veleia, risalente al II secolo dopo Cristo.

Una statuetta antropomorfa in steatite, fatta risalire al periodo paleolitico, ritrovata nei pressi della frazione di Prato (su un versante del monte Pelpi) dal dottor Severino Musa nel 1954, testimonia come il territorio di Bedonia fosse già frequentato e abitato in epoca preistorica. Altri significativi ritrovamenti archeologici, inoltre, confermano la presenza di accampamenti stagionali e insediamenti vari, risalenti alle Età Mesolitica, Neolitica e del Bronzo.
Le vicende storiche di questo territorio sono comuni a quelle delle zone limitrofe, che riguardano tutta l'alta Valle del Ceno e del Taro.
Furono certamente i Liguri, il più antico popolo d'occidente, ad insediarsi sui monti e nelle pianure del nord Italia, assai prima che fossero tracciate le fondamenta di Roma.
Già un migliaio di anni prima di Cristo, infatti, le Valli del Ceno e del Taro erano abitate da queste popolazioni che, tenacemente attaccate a sentimenti di libertà e indipendenza, opposero un'accanita resistenza alla forza dei romani, a cui furono sottomessi solo verso il 157 a.C.
Rilevanti sepolture di età romana, ritrovate intorno alla seconda metà del 1800, permettono di stabilire - con una certa veridicità - l'importanza della zona in epoca antica.
Finita la dominazione romana, in coincidenza con le invasioni barbariche, molti abitanti della pianura - temendo le frequenti incursioni di Visigoti, Unni, Vandali e Ostrogoti - si stabilirono su queste montagne, permettendo la nascita di numerose comunità.
Nel 568 d.C., con la discesa in Italia del Re Alboino, la valle del Taro passò a far parte del Regno dei Longobardi - i quali occuparono gran parte dell'Italia - dividendola in tanti Ducati, quasi indipendenti.
Questo frazionamento favorì, verso la fine dell'VIII secolo, l'inserimento del sistema feudale, con il quale la valle del Taro venne a far parte della Marca della Liguria, governata dalla famiglia Obertenga, i cui successori furono i Malaspina.
Le prime notizie certe - dopo anni di relativo silenzio dal punto di vista della documentazione storica - risalgono al Medioevo, in particolare all'XI secolo, periodo in cui il paese di Bedonia risultava soggetto all'autorità dei potenti vescovi di Piacenza.
La giurisdizione su queste terre passò in seguito ai Malaspina e, nel 1257, Ubertino Landi ottenne dal Comune di Piacenza, l'investitura sui feudi di Bedonia, Borgotaro, Bardi e Compiano.
L'importanza del paese di Bedonia in questo periodo è testimoniata dall'influenza che la sua chiesa esercitava già dal XII secolo, con giurisdizione - nel 1352 - su ben 18 "cappelle" dell'alta Val Taro( Bedonia appartiene come giurisdizione ecclesiastica alla Diocesi di Piacenza-Bobbio).
Durante il XIV secolo vi furono lotte in tutto il territorio piacentino e nelle Valli del Taro e del Ceno.
Da una parte, c'era chi parteggiava per la grande e potente famiglia dei Visconti, Signori di Milano e con una grande influenza su buona parte del nord Italia. Dall'altra, chi sosteneva la Chiesa e le sue battaglie per il potere. Era la lotta tra Ghibellini (di parte imperiale) e Guelfi (che appoggiavano le istituzioni ecclesiastiche).
Le famiglie a capo di molti castelli e territori della Val Taro e Val Ceno parteggiarono quasi sempre per i Visconti e per le famiglie piacentine di parte ghibellina, alleate dei Visconti e contrarie al Vescovo.
Nel 1551 la famiglia Landi continuava ad esercitare il suo potere nel paese fino al 1680.
Venduto da Giovanni Andrea Doria a Ranuccio II Farnese, Bedonia nel 1682 entrò a far parte del Ducato di Parma e Piacenza fino al 1731 quando, alla morte del duca Antonio, passò sotto il dominio dei Borbone.
Aggregata al Dipartimento del Taro, e assoggettata al potere imperiale napoleonico dal 1802, nel 1814 fu di nuovo dipendente dal Ducato di Parma e Piacenza, governato allora dalla duchessa Maria Luigia, che lo mantenne fino al 1847, il comune fu istituito nel 1806.
L'istituzione di un importante seminario vescovile, inaugurato nel 1846, contribuì notevolmente a diffondere idee in favore dell'unificazione italiana, sensibilizzando la popolazione al punto che - dopo una grandiosa consultazione popolare - venne proclamata l'annessione al Piemonte(1848).
Con l'avvento del Regno d'Italia (l'unificazione avvenne nel 1861), la cittadina di Bedonia fu elevata a capoluogo di Mandamento.
Durante la Prima Guerra Mondiale (1915-1918), furono molti i giovani bedoniesi che persero la vita al fronte. Stessa cosa accadde nella Seconda (1939-1945), alla fine della quale i gruppi partigiani "Penna" e "Beretta" si contraddistinsero per l'impegno profuso nella lotta al nemico tedesco, permettendo alla città di meritarsi la Medaglia d'Argento al Valore Civile. Bedonia fu, attraverso il gruppo Monte Penna, (in seguito al conflitto nella 32° Brigata Garibaldi - Monte Penna) uno dei paesi da cui trassero origine diverse formazioni partigiane. La medaglia d'oro conferita dal Presidente della Repubblica, Cossiga, al comune di Borgo Val di Taro e attribuita a tutti i comuni dell'alta valle e al comune di Varese Ligure in provincia di La Spezia.


LUOGHI

a) Case e Ville

Casa Lusardi. La frazione di Montarsiccio (Mons Arsicium) si trova sulle pendici meridionali del Segarino, e nacque come avamposto difensivo, costruito dai Liguri intorno al II-III secolo prima di Cristo, per contrastare la penetrazione romana.
Casa Lusardi, detta anche dei Rossi, era una massiccia e antichissima costruzione del più lontano Medioevo, del tutto simile ad un castelletto, con muri molto spessi e feritoie.
Al centro dell'architrave d'ingresso, sostenuto da due mensole, vi era scolpito il monogramma di Cristo a caratteri gotici con a fianco una rosa, da far risalire all'investitura della Santa Sede a Plato de Platis, prima del 1014.
Dal cortile si accedeva ad una cripta, probabilmente adibita al culto.
Nei pressi della casa sorgeva una torre a pianta quadrata, usata sia come abitazione, che come fortificazione, con feritoie e posto di vedetta.

Casa Bruschi. Il paese di Caneso, la cui origine sembra risalire a pastori provenienti da Canneto sull'Olio, seguì le vicende storiche dei centri vicini.
Casa Bruschi, che fu dimora di Ubertino Landi intorno al XIII secolo, riveste un'importanza particolare dal punto di vista storico, e presenta un interessante androne con loggia a vele incrociate.

Casa Agazzi. Non vi sono dubbi sull'anno di costruzione di questa casa a Carniglia, come si evince chiaramente dall'iscrizione presente sui resti dell'antico portale: "Questa è stata eificata a di 2 iulio anno 1647", al centro di quest'ultimo si trovano anche tre croci e due piccole stelle.

Casa Botti. Il portale più antico ritrovato in questo edificio a Carniglia, a tutto centro e arricchito di graziosi conci in pietra, è datato 1517, mentre un architrave all'interno porta una data successiva: 31 maggio 1700.
Sono evidenti importanti manomissioni negli stipiti, mentre i pezzi che compongono la volta presentano un'assoluta regolarità e originalità.

Casa Federici. Le poche notizie intorno a questo edificio a Casalporino riguardano la presenza, al suo interno, di una formella in cui è rappresentata l'Annunciazione risalente al 1668, e un sostegno in ferro battuto.




b) Edifici Religiosi

Chiesa di Sant'Antonino. Edificata sui resti di una pieve risalente ai primi anni dell'anno Mille, questa importante e prestigiosa chiesa sorse intorno al 1613, con l'entrata in posizione inversa rispetto all'attuale. Ha una sola navata.
Le cappelle subirono degli ampliamenti nella prima metà del '700, e gli imponenti restauri in epoca recente ne hanno modificato sostanzialmente l'assetto interno ed esterno originale: infatti, la facciata attuale è nuova, edificata in marmo nel 1960, e appoggiata alla precedente facciata che era in calce ed era caratterizzata da linee semplici.
Anche il campanile ha subito numerosi rimaneggiamenti: ricostruito nel primo '600, fu elevato sino all'altezza attuale alla metà del '700. Due delle tre campane sono datate 1720, mentre la terza è del 1778. Sulla sua cima è stata posta l'effigie del patrono Sant'Antonio a cavallo, opera in ferro battuto realizzata nel XVIII secolo.
Sono numerose le opere d'arte presenti all'interno, a cominciare dallo splendido altare maggiore in marmo, di influenza ligure; oppure la notevole decorazione a stucco e i piccoli affreschi della terza cappella; e ancora, l'interessante stuccatura rococò dedicata al duca Carlo III di Borbone e alla reggente Dorotea Sofia di Neoburgo, restaurata nel '900.

Santuario della Madonna di San Marco. La costruzione di questo piccolo santuario, situato sulle pendici orientali del Monte Pelpi, fu iniziata nel 1685 per volontà del tenente Marco Lezoli.
Una statua lignea del 1531, raffigurante la Madonna della Consolazione, giunta dal pontremolese grazie ad un frate cappuccino, fu sistemata all'interno del santuario nel periodo immediatamente dopo l'edificazione.
Arricchito di pregevoli stucchi nel 1804, fu totalmente ridipinto nel 1915 e adibito a cappella per i seminaristi intorno alla metà del '900, in coincidenza con la nascita del nuovo santuario iniziano nel 1939. Inaugurata nel 1955, la nuova, grandiosa costruzione, con struttura a croce greca e a navata unica, è dominata da un'imponente cupola che sovrasta il centro del paese, ed è dotata di una cripta.
Chiamato anche Tempio degli emigrati, deve la sua costruzione soprattutto ai loro aiuti, e fu elevato a Basilica Minore da Giovanni Paolo I nel 1978.
A fianco si trova l'Istituto San Marco, nato grazie alla generosità degli italo-americani, che ospita un istituto professionale.

Seminario vescovile. Fortemente voluto dai sacerdoti Stefano Raffi e Giovanni Agazzi, insieme al Vescovo di Piacenza, monsignor Luigi Sanvitale, il seminario fu iniziato nel 1841 e inaugurato il 25 luglio del 1846, alla presenza di tutta la popolazione del territorio di Bedonia, che ebbe un ruolo centrale anche in fase di costruzione.
L'idea di costruire un seminario vescovile a Bedonia rispose ad esigenze di ordine pratico. La mancanza di scuole nella zona, infatti, unita ad un numero crescente di studenti - giunti anche da fuori, per seguire le interessanti lezioni del giovane sacerdote don Giovanni Agazzi - spinse le istituzioni ecclesiastiche a cercare fondi, in modo da creare un luogo idoneo in cui sistemare questi giovani.
Il seminario ha rivestito, e riveste ancora oggi, un ruolo di primo piano per ciò riguarda le attività culturali e didattiche nella zona.
Al suo interno sono presenti una notevole Biblioteca, che conta più di 24.000 volumi (di cui 6.600 risalenti al periodo compreso tra il 1500 e il 1820, che riguardano la storia, la teologia, l'arte e le scienze), un Planetario, la cui strumentazione interna è in grado di permettere un primo approccio all'astronomia, una mostra permanente di Romeo Musa - pittore, xilografo, incisore, e scrittore - nato a Calice (nei pressi di Bedonia) nel 1882 e scomparso nel 1960, che rappresenta una preziosissima testimonianza sulla vita quotidiana di questo territorio, in tutti i suoi molteplici aspetti (il sacro, il mondo delle tradizioni e delle favole, e i mestieri comuni), e una collezione che conta più di 90 dipinti, la Quadreria Parmigiani, dal nome del seminarista don Vittorio Parmigiani - docente e successivamente vice direttore del Seminario di San Marco - il quale donò una cinquantina di opere nel 1935. Fra i quadri presenti, spiccano senz'altro la Caduta di Cristo sotto la Croce, grandiosa opera di Ludovico Carracci (1555-16199), e la rappresentazione di Cristo risorto di Andrea Donducci, detto il Mastelletta (1575-1655).
Sempre all'interno dell'imponente costruzione, si trova il Museo di Storia Naturale, con la sua interessante collezione di fossili, mineralogia, zoologia e botanica; un Centro Audiovisivi, per la produzione di video-documentari a scopo storico-didattico; il Centro Studi "Casaroli", cresciuto grazie alla passione fondato negli anni '80 del â??900 dal maestro Renato Cattaneo, allora sindaco di Bedonia, in collaborazione con il Seminario e oggi condotto dal Presidente Corrado Truffelli e dal Segretario Giuliano Mortali.
Il mestro Renato Cattaneo ha raccolto, inoltre importanti documenti sugli emigranti della zona, in particolare sugli "Orsanti", intrepidi viaggiatori, creatori di spettacoli con orsi e scimmie ammaestrati (un'importante testimonianza su questi interessanti personaggi è Il Museo degli Orsanti a Compiano).
I migliori allievi della scuola di scrittura giornalistica dell'Università Cattolica di Milano, inoltre, si riuniscono annualmente qui per partecipare ad un corso intensivo, organizzato all'interno del Seminario.

Primitiva Cappella di San Martino. Anticamente compresa all'interno delle mura del Castello di Montarsiccio, la cappella di San Martino ha rivestito una certa importanza in seguito alla scoperta - durante alcuni lavori di ristrutturazione eseguiti intorno al 1927 - di una tomba, contenente quelli che potrebbero essere i resti di Ubertino Landi.
La chiesa attuale di Montarsiccio, con struttura a navata unica, ospita diverse opere d'arte di un certo rilievo, a cominciare dagli arredi sacri in argento, risalenti al XVIII secolo, una buona pala neoquattrocentesca situata nella retrofacciata, di probabile scuola piacentina; una notevole ancona a stucco dei primi decenni del '700, nella seconda cappella a sinistra; l'imponente altare maggiore in marmo, che riprende motivi dell'area ligure; un interessante ostensorio e un calice d'argento cesellato.

Chiesa di San Rocco. Documenti della fine del '400 attestano la presenza di un oratorio nel paese di Caneso, divenuto in seguito parrocchiale.
La facciata stile impero della chiesa attuale, che nel tempo ha subito rilevanti restauri, presenta un architrave risalente, sembra, alla metà del 1800.
Il settecentesco interno, presenta un interessante altare maggiore in marmo di manifattura ligure, databile intorno alla prima metà del '600 e ritoccato nel 1800.

Chiesa di Santa Giustina. La piccola chiesetta di Santa Giustina a Carniglia vanta origini antichissime, risalenti al XIII secolo.
Attualmente presenta una bella facciata in pietra squadrata a due ordini di lesene doriche, di recente costruzione (1928).
L'interno a tre navate, con tre differenti altari, fu restaurato nel 1750 e comprende - tra gli arredi di valore - un ostensorio d'argento cesellato del XVIII secolo, ed un reliquiario in bronzo argentato dello stesso periodo.

Chiesa di Santa Maria Assunta. Costruita intorno alla fine del XVIII secolo, la chiesa di Alpe possiede una semplice facciata con un alto campanile che la sovrasta.
All'interno vi è custodita un'elegante e preziosa croce di scuola romana della metà del XVIII secolo, costituita da quattro lapislazzuli rilegati in bronzo dorato.
Da segnalare, inoltre, l'ancona presente nella terza cappella a sinistra, nella quale si può ammirare un'interessante statua in marmo della Madonna col Bambino.

Chiesa della Madonna del Carmine. Di probabile origine seicentesca, la chiesa del piccolo paese di Strepeto - avvolto tra il verde dei castagni - fu riconsacrata nel 1914 e possiede un bel campanile in pietra con punta a forma di cipolla, risalente al 1700.
Il notevole coro settecentesco in noce intagliata e gli ornamenti barocchi dei due altari risaltano all'interno insieme al fine stendardo in damasco usato durante le processioni, risalente alla seconda metà del '700.

c) Palazzi e Musei

Museo di Storia Naturale. L'origine di questo museo, situato all'interno del Seminario Vescovile, è da far risalire alla volontà di Giovanni Battista Scalabrini (Vescovo di Piacenza dal 1876 al 1905, beatificato il 9 Novembre del 1997), il quale decise di destinare alcuni locali dell'istituto alla Scuola di fisica, dotandoli di strumenti idonei alla ricerca.
Il museo vero e proprio nacque nel 1939, in corrispondenza del centenario della nascita di Scalabrini, grazie all'aggiunta di una nuova sala per le scienze naturali, voluta da monsignor Silvio Ferrari, animatore di molteplici attività all'interno del Seminario, e suo principale curatore da qui in avanti.
Ancora una volta la popolazione di Bedonia rivestì un ruolo importante nella creazione del primo nucleo del museo, recuperando - nei boschi e nei prati della zona - fiori, minerali, insetti, conchiglie e vari reperti archeologici.
Importanti donazioni giunsero nel 1942, quando la signora Alba Cerlesi di Caorso offrì una buona parte della collezione del padre Pierluigi Cerlesi - naturalista e abile fotografo di inizio '900 - autore delle lastre fotografiche in vetro presenti all'interno.
La raccolta ornitologica donata dal signor Garagnani di Piacenza (importante collaboratore di monsignor Ferrari, che preparò quasi tutti gli animali imbalsamati) rappresentò un ulteriore passo in avanti verso la realizzazione dell'idea originale di monsignor Scalabrini.
Durante alcuni lavori di ristrutturazione, nel 1958 i locali furono spostati nel sottotetto, e il museo fu arricchito di altri importanti lasciti, ma la morte di monsignor Ferrari dieci anni più tardi, coincise con una lenta fase di declino, dovuta anche alla diminuzione del numero dei seminaristi presenti.
L'aspetto puramente naturalistico, che caratterizza il museo così come lo vediamo oggi, è frutto di un accurato lavoro iniziato nel 1987 e concluso il 14 luglio del 1997, giorno dell'inaugurazione.

d) Torri e Rocche

A differenza di molti altri paesi dell'alta valle del Ceno e del Taro, situati a ridosso di impervie cime montuose, il paese di Bedonia si è sviluppato senza particolari condizionamenti di ordine difensivo.
La notevole estensione del territorio comunale, al cui interno sono comprese le vette più alte di tutto l'Appennino parmense, ha visto nascere - soprattutto in età medievale - diverse fortificazioni (oggi per lo più scomparse), situate in luoghi di importanza strategica con esigenze di tipo difensivo.

Castello di Montarsiccio. La frazione di Montarsiccio (Monzolus, Mons Artiolus, Arciolus, Arsicius) rivestì - già al tempo delle prime dominazioni del popolo dei Liguri (ligures) - un ruolo di primo piano nella strategia difensiva contro la penetrazione romana.
Il primo documento, che comprova l'esistenza di un fortilizio in questo luogo, riguarda un atto di divisione di alcuni territori, da parte dei figli di Plato de Platis, e risale al 3 ottobre del 1022.
Quattro anni più tardi, il castello di "mons arsicium" era in mano al vescovado di Piacenza, che ne mantenne il possesso fino al 1187, quando passò alla famiglia Malaspina, e da questa ad Uberto Pallavicino nel 1268.
Tenacemente difeso da Riccio Lusardi (antichi signori di Compiano), contro l'avanzata dei piacentini nel 1283, fu da questi dato alla fiamme e, una volta ritornato in mano ai legittimi signori, venne ricostruito e fortificato (sembra che vi sia morto Ubertino Landi, poi seppellito nella vicina Chiesa di San Martino).
I pochi ruderi rimasti del castello, si trovano oggi nella boscaglia, distante una ventina di minuti a piedi dal centro abitato.


NATURA

Grazie alla notevole estensione del suo territorio comunale, la zona di Bedonia è caratterizzata da una ricca varietà paesaggistica.
Nelle immediate vicinanze del capoluogo si innalzano una serie di vette (Pelpi, Segarino, Orocco), costituite da rocce sedimentarie di origine marina, dove si possono trovare - con relativa facilità - numerose impronte fossili. La vegetazione di questa particolare fascia montana, caratterizzata in larga parte da faggi, presenta anche splendide praterie d'altura, ricche di fiori interessanti - come i narcisi, le dafne (o fiori di stecco), le genziane e le orchidee - numerosi sul Monte Pelpi, oppure le incantevoli distese gialle di arnica montana del Monte Orocco.
Allontanandosi dal centro abitato principale, e risalendo l'alta Valle del Ceno, il paesaggio cambia in maniera radicale, introducendo il visitatore tra le più alte vette del parmense: il Monte Penna, il Tomarlo, il Martincano e il Maggiorasca (confinanti con la Liguria), il Monte Nero e il Ragola (confinanti con il versante piacentino).
Questa catena, costituita da rocce di origine vulcanica, ospita - nel periodo primaverile - una straordinaria varietà di fiori rari: anemoni, tulipani, gigli, diversi tipi di orchidee, astri alpini, genzianelle e tanti altri.
Di particolare interesse risulta essere la presenza di due varietà di piante insettivore, la drosera e la piagnucola, che catturano sulle loro foglie una grande quantità di insetti.
Il pino mugo, un albero dalla forma cespugliosa di antiche origini glaciali, presente sul monte Nero, rappresenta una vera rarità della zona.
Più comuni, ma non meno interessanti, sono i pluricentenari abeti bianchi spontanei - vere e proprie -sculture naturali, modellati nel tempo dagli agenti atmosferici.
Altre specie arboree, presenti comunemente nel territorio, sono i faggi - di cui è particolarmente ricco il monte Penna - mentre, spostandosi più in basso, nella fascia sub-montana, ritroviamo fitti boschi di querce, castagni e pini, inframmezzati da noccioli, frassini, carpini e pioppi.
Lo spopolamento delle montagne, fenomeno comune a tutta la zona montana dell'Appennino, ha favorito il ritorno di alcune specie animali rare e interessanti - l'aquila reale, il corvo imperiale, il capriolo e il lupo - a cui queste zone furono precluse per lungo tempo.
Il mammifero più comune resta senz'altro il cinghiale che, insieme alle lepri e ai fagiani, suscita l'interesse delle numerose associazioni di cacciatori, le quali hanno favorito lo sviluppo di queste specie, immettendo nella zona nuovi esemplari.
Altri animali ospitati in questo esteso territorio montano sono il daino, il muflone, la donnola, le volpi, i tassi, gli scoiattoli, le faine, le puzzole, oltre ad una innumerevole varietà di insetti.





NOTE

Feste e Fiere. Il territorio di Bedonia, chiamato "paradiso dei botanici" per ciò che offre a livello naturalistico, attira - soprattutto nel periodo estivo - una grande quantità di turisti, ma anche un buon numero di villeggianti provenienti dalla città.
Essendo una zona ricca di costumi e tradizioni, ospita durante l'arco dell'anno una serie di sagre e fiere che vale la pena ricordare, iniziando con la festa più rappresentativa, quella della Madonna di San Marco, che si tiene il secondo fine settimana di luglio.
Questa importante manifestazione, dove il sacro s'incontra con il profano, prevede rilevanti funzioni religiose, affiancate da attraenti bancarelle, divertenti giostre e momenti di svago per tutti i partecipanti.
La Festa di San Gioacchinetto, in programma il terzo fine settimana di agosto, privilegia il fattore naturalistico, essendo organizzata nelle caratteristiche alture del monte Pelpi.
In onore alla tradizione dei Cantamaggio, viene organizzata in primavera una sagra itinerante in cui gruppi di musicisti percorrono le strade del paese (e non solo), intonando vecchie canzoni popolari.
Non mancano poi le sagre che prevedono la degustazione dei prodotti tipici, presenti in gran numero durante tutto l'anno, e dislocate in molte frazioni del territorio.
Ricorderemo, in questa sede, una delle più importanti e rappresentative per la popolazione, la Sagra della Trota, organizzata nella piazza del Municipio ogni penultima domenica d'agosto. In quest'occasione il pesce, che viene accompagnato dalla polenta e da tante altre specialità gastronomiche della zona, ricorda la pescosità del T aro e del Ceno, che ancora oggi offrono acque pulite e limpide.

Storia della frana del Monte Pelpi. Il monte Pelpi si innalza fra i torrenti Ceno e Taro, i due fiumi gemelli, come li chiama affettuosamente Francesco Zanetti, poeta dell'Appennino Parmense.
È un monte tutto coperto di boschi di faggi, di castagni, di noccioli ed è ricco di sorgenti, ruscelli e torrenti. Da esso discende anche il Rio Merlino, che forma uno dei rami del Pelpirana, il torrente sulla cui riva sinistra sorge Bedonia.
Ma sul Monte Pelpi c'è pure una cappellina, dovuta ad un fatto miracoloso che la tradizione e la leggenda ci tramandano in questo modo: in un tempo lontano il Monte Pelpi, di solito sereno, si mostrò un giorno minaccioso con una enorme e spaventevole frana che pareva dovesse travolgere tutti i villaggi, che sorgevano lungo i dolci pendii. Nessuno dei valligiani si sarebbe salvato, poiché non ne avrebbe avuto il tempo: il Monte sembrava dovesse crollare da un momento all'altro.
Così tutti gli abitanti fecero voto a Dio di costruire una cappella in onore della Santa Croce, se li avesse salvati, e di recarvisi in processione ogni anno. Immediatamente la frana si fermò e il Monte tornò più incantevole del solito.

CONCLUSIONE

Per concludere va detto che le caratteristiche ambientali, il clima salubre, l'altimetrica media e medio-alta, la dotazione di servizi, gli impianti sportivi, le numerose possibilità escursionistiche, la buona viabilità e la qualità gastronomica offerta dai numerosi punti di ristoro fanno di Bedonia e del suo territorio una plaga che offre elevate possibilità di svago e di soggiorno.



Bibliografia

Scianchi F., Bedonia e il suo territorio, Battei, Parma.
Cattaneo R.- Fornari E., Bedonia, il Santuario, il Seminario, i dintorni, 1998, Pps Editrice, Parma.
De Marchi A., Guida naturalistica del Parmense, 1994, Graphital Edizioni, Parma.
Dall'Olio E., Itinerari Turistici della provincia di Parma, 1976, Artegrafica Silva, Parma.
Cervi L., Guida all'Appennino parmense, 1987, Battei Editore, Parma.
Cirillo G. - Godi G., Guida artistica del parmense, Vol. II, 1986, Artegrafica Silva, Parma.
Capacchi G., Castelli della montagna Parmigiana, 1976, Banca Monte di Parma, Parma.
Romolotti G., Storia e guida ai comuni italiani, 1972, Editrice Il Quadrato, Milano.
Dall'Aglio I., Le valli dell'appennino parmense nella storia e nel canto dei poeti, 1956, Scuola tipografica benedettina, Parma.

2007-07-22
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