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ALBARETO
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Per chi ama i piaceri della tavola dire Albareto equivale a dire fungo porcino. Quelli che nascono qui sono infatti così buoni da aver ottenuto, nel 1993, la denominazione I.G.T. (Indicazione Geografica Protetta) e da essere celebrati ogni settembre con una festa che ne mette in luce le migliori qualità… Con la scusa di farsi una scorpacciata di questo prezioso prodotto del sottobosco, si può così girovagare per un territorio che offre sconosciuti tesori artistici come la parrocchiale di S. Maria Assunta, costruita su una precedente chiesa del XV secolo, che custodisce un altare in legno d’antano dorato. A poca distanza dal capoluogo si trova Groppo, la cui chiesa di S. Pietro presenta una serie di affreschi sulle “Storie della Vergine”, che costituisce un interessante esempio di scuola Genovese del Seicento. Ma la più grande opera d’arte di questa parte della provincia di Parma è la natura che, tra torrenti, montagne, prati e boschi, offre uno spettacolo che incanta al primo sguardo.


TERRITORIO
Un comprensorio posto al confine tra Emilia, Liguria e Toscana, solcato dal corso dei torrenti Gotra e Taro. Attorno le alte cime del monte Ribone, del monte Cuccherna e il celebre Passo di Centro Croci. Ovunque un’aria mite, piacevolmente influenzata dalle correnti marine.
Questo è il comune Albareto, un territorio che già dal nome fa intuire la sua maggior ricchezza: le piante. Pini, castagni e faggi si susseguono a dismisura in selve e foreste sempre pronte a regalare al goloso visitatore autentiche delizie come more, fragoline, mirtilli e soprattutto funghi porcini.


STORIA
Abitato sin dall’età del Bronzo, il territorio di Albareto vide succedersi alcuni dei popoli più prestigiosi dell’antichità: dai Liguri, ai quali si riconosce il merito di aver istituito il sistema delle attuali Comunalie, agli Etruschi (la cui presenza è comprovata da un prezioso cippo funerario ritrovato sul monte Ribone), che caddero però sotto l’inarrestabile avanzata delle truppe Romane. Con la fine dell’Impero, il comprensorio fu diviso tra Goti (a sud) e Longobardi (a nord), entrando poi a far parte della diocesi dei vescovi di Luni Sarzana. Ben presto l’area entrò nell’orbita dei signori di Varese Ligure, i Fieschi, seguiti poi, nel XVI secolo dai Farnese, che ne legarono definitivamente le sorti a quelle del ducato. Per assicurarsi la fedeltà degli abitanti di questa zona di confine, Maria Luigia concesse loro alcuni privilegi (ad esempio, la possibilità di utilizzare il legname delle foreste sia per uso pubblico che privato) che migliorarono le condizioni di vita della popolazione locale e diminuirono le frequenti contese con gli abitanti oltreconfine. Comune nel 1832, Albareto fu privato di questo titolo meno un secolo dopo, nel 1928, per esserne poi di nuovo insignito nel 1946.

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